Il Belli e l'amore

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E' noto che taluni critici piuttosto “superficiali” attribuirono a Giuseppe Gioachino Belli due nature: l’una privata, tenera e amorosa; l’altra, pubblica, di bravaccio e castiga costumi inflessibile, e senza remissione.

Qualcuno ha tuttavia inquadrato il segreto dominante della sua vita: la Donna (e sì che di femmine ne “conobbe” il Belli!) alla cui idealità egli, in ogni condizione, si mantenne fedele.

In certi suoi ritratti della prima età il poeta è raffigurato come un giovane di belle sembianze; e di teste femminili, per l’appunto, dovette farne girare parecchie; ma una, la marchesina Vincenza Roberti (“Cencia”) ed era già unito in matrimonio con la più matura vedova contessa Fichi — si prese il suo cuore, e ad ella portò amore per tutta la vita. Ma qui torniamo a motivazioni più o meno ricorrenti: la moglie a quel tempo aveva raggiunto la quarantina, ed egli, di anni, ne contava circa trenta; e la marchesina, appena venti... E s’è scritto pure che la nobile fanciulla, se non era precisamente un’emula di Venere, aveva, a compenso, qualità di eccezionale vaghezza, e sentire, e modi e cultura assai superiori alla generalità di molte romane del suo tempo. Ce n’era abbastanza, insomma, per mandare in orbita un esteta — (ché tale il geniale poeta era) — come il Nostro. E così fu. E a questo amore egli non venne meno allorquando la ragazza, per onere di obbedienza alle consuetudini e al volere della famiglia, convolò a nozze con un medico benestante; pur di poter continuare a vederla egli si mostrò, con vari servigi, di qualche utilità alla nuova famiglia; insomma... Rugantino si assoggettò all’imperio del sentimento; e converrà soggiungere qui che egli frui della compiacente omertà degli amici (il quali, in pratica, credettero all’onestà di quel suo amore) dal momento che la moglie non ne seppe né sospettò mai nulla.

Fu, in definitiva, per quanto è dato arguirne, una felicità.., a metà; e questo potrebbe spiegare molte cose dell’evoluzione in chiave pessimistica del suo carattere, a ben guardarci.

Diamo della donna — che seppe essere dei versi più garbati e delicati del poeta l’ispiratrice — una immagine fisica, così com’è desunta da un “quaderno che ha dedicato a questa toccante storia una trattazione piena di umana comprensione; e facciamo seguire, a completamento e conclusione, un delizioso sonetto in lingua che appunto il Belli ebbe a dedicarle. 



o amo una donzella sì vezzosa,
Ch’altra non è, che star le possa a paro;
Se quel ch’è in mille di gentile e caro,
Soavemente in Lei sola riposa.
Pietà benigna; ed onestà ritrosa
La fanno insiem con bello accordo e raro;
Chè tanto ha in sé di cortese e d’avaro,
Quanto con vene ad angelica cosa.
E a chi bramasse qualche cenno avere
Di sua beltà, dirò, che gli occhi miei
Più dolce immago non porriam vedere.
Ma dirgli quanto l’amo ah! Non sapreì:
So ben, che per amarla a mio potere,
Il cuor m’ho tratto, e l’ho riposto in Lei.
Un fior di madrigale, no?
                                                      Olac

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